- Non c’è accordo tra le Organizzazioni europee del settore oleicolo su come rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine nell’etichettatura dell’olio extravergine di oliva. Lo segnala la Confagricoltura Viterbo Rieti, commentando l’esito del recente incontro a Bruxelles tra la Commissione Europea e le Organizzazioni di categoria dei diversi Paesi comunitari.
La richiesta italiana di indicare sempre in etichetta il Paese di produzione delle olive e dell’olio non è stata condivisa dalla Spagna, che ritiene sufficiente come obbligo il solo riferimento all’origine comunitaria del prodotto.
Per Luigi Pasqualetti, presidente della Confagricoltura Viterbo - Rieti, “non stupisce la posizione delle Organizzazioni agricole spagnole, allineate con l’industria e il commercio oleario europeo, poiché da parte loro non c’è interesse a rendere evidente al consumatore italiano che gran parte dell’olio confezionato in Italia è in realtà un “mix” di oli spagnoli, greci e italiani. D’altra parte l’ipotesi di obbligarci a indicare come comunitario un olio extravergine interamente prodotto in Italia, non renderebbe più chiara l’etichettatura e sarebbe una vera e propria beffa ai danni dei consumatori e dei nostri olivicoltori”.
La Confagricoltura Viterbo Rieti si domanda come reagirà la Commissione Europea di fronte a una sostanziale divisione tra Italia e Spagna, anche in considerazione del decreto emanato dal Ministro De Castro lo scorso 9 ottobre, che disciplina a livello nazionale l’indicazione obbligatoria dell’origine nell’etichettatura degli oli d’oliva, già precedentemente respinto dall’UE.
La Commissione, infatti, dovrà pronunciarsi sulla conformità delle norme italiane alla regolamentazione comunitaria prima del 17 gennaio 2008, data di entrata in vigore del decreto. L’incertezza sull’esito della valutazione di Bruxelles preoccupa le aziende agricole e i frantoi, che devono provvedere in questo periodo alla stampa delle nuove etichette per il confezionamento della produzione di olio del 2007.
La Confagricoltura Viterbo - Rieti chiede quindi che sia possibile utilizzare fino ad esaurimento le scorte di etichette non conformi alle nuove norme, anche dopo l’entrata in vigore del decreto.